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Prospettive per l’editoria italiana

Prospettive per l’editoria italiana

Problematiche e prospettive per l’editoria italiana
di Martina Cordella

2300. Questo è il numero di librerie che negli ultimi anni – dal 2016 secondo l’AIL (Associazione Italiana Librai) – hanno abbassato le serrande per sempre, mettendo la parola fine alla loro storia.

Un duro colpo per la cultura e soprattutto per l’editoria italiana, la quale si trova ad affrontare diverse problematiche, tra cui il sempre più scarso numero di lettori (aumenta sempre più la percentuale di italiani che leggono almeno un libro all’anno) e un mercato competitivo, in continua evoluzione, dominato dai grandi marchi e dai colossi della distribuzione.

Riguardo quest’ultimo punto, frequente è riferirsi ad Amazon come il “Killer di librai ed editori” per antonomasia: produzione propria e prezzi ribassati sono due delle caratteristiche che lo contraddistinguono, per non parlare della comodità di farsi spedire il prodotto direttamente a casa.

Una grande comodità che va ad accompagnarsi a una grande perdita: le librerie non sono semplici “negozi”, possiamo definirli come veri punti di ritrovo culturale, e buttarle giù per fare spazio ad altri negozi di abbigliamento e supermercati non può che essere un male. Così facendo, i beni di consumo più richiesti e desiderati saranno sempre più di natura consumistica e meno culturale e le persone, in particolare le nuove generazioni, – secondo alcune ricerche sono infatti bambini e anziani, ad oggi, i maggiori e i principali consumatori di libri – vedranno privarsi di una grande fetta di sapere.

Viviamo in una società frenetica, che non si ferma mai, e noi con essa: audiolibri ed e-book possono essere delle valide alternative alla carta stampata e potrebbero lanciare un’ancora di salvezza agli editori, ma rappresentano un’ulteriore problematica per le librerie fisiche. Inoltre, anche questi tendono a favorire solo una fetta del mercato, in quanto le applicazioni e i lettori e-reader tendono ad essere legati a determinati marchi, consentendo l’acquisto di libri in formato digitale solamente da una data piattaforma.

Il 2020 si apre con prospettive ancora meno piacevole per l’editoria, con il Coronavirus che si va ad aggiunge alle problematiche già citate. Secondo alcune previsioni fatte dall’AIE (Associazione Italiana Editori), il 98% degli editori teme un danno significativo e addirittura drammatico, indicando un numero di circa 23.200 titoli in meno che verranno pubblicati a causa della drastica riorganizzazione dei piani editoriali, con una conseguente riduzione delle copie stampate e distribuite.

Non c’è bisogno di specificare che in questo clima di crisi, le più colpite e quelle che rischiano maggiormente sono la piccola e media editoria, insieme alle librerie indipendenti: infatti, se addirittura un colosso come La Feltrinelli comincia a chiudere i suoi centri di vendita (due punti sono stati chiusi a Roma), ci sarà da chedersi come potranno sopravvivere e distinguersi gli altri editori e verso quale futuro devono volgere le loro risorse per riuscire a distinguersi in un contesto in cui la cultura è sempre meno desiderata.

Ci leggiamo al prossimo articolo.

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