“Uno sceriffo qualunque” di Andrea Rezzonico

“Uno sceriffo qualunque” di Andrea Rezzonico

Editore Watson Edizioni

rezzonico

In “Uno sceriffo qualunque” viene narrata la curiosa avventura di Harold Zapruder, giovane praticante di uno studio legale del Massachusetts, che arriva in uno sperduto e decadente paesino per raccogliere l’eredità di uno zio che non ha mai conosciuto; qui, però, scopre di essere stato ingannato: dopo un veloce colloquio con un bolso e ottuso vicesceriffo – l’ultima autorità rimasta in un villaggio in cui tutti sembrano darsi alla fuga – il ragazzo scopre non solo che lo zio è vivo e vegeto, ma che è altresì bisognoso di un cospicuo aiuto economico.

Pare infatti che lo zio, l’anziano medico del paese, abbia contratto numerosi debiti e perciò, per evitare di essere condannato a passare gli ultimi anni di vita in prigione, abbia inscenato la sua morte per attirare a sé il nipote, sperando di poter ricevere da lui un qualche aiuto.

Harold, ovviamente, non intende affatto farsi carico dei problemi dello zio e così decide di ripartire; poiché la partenza non è possibile prima di una settimana, è costretto suo malgrado a soggiornare presso il saloon, dove conosce la bella e affascinante proprietaria del locale, Kate, che per il momento rappresenta la sua principale fonte di informazioni sul villaggio e sui suoi abitanti.

Lo stile de “Uno sceriffo qualunque” è ironico e volutamente lineare, allo scopo di non rendere ostica la lettura e di intrattenere piacevolmente il lettore.

Il titolo dell’opera allude al modo in cui il protagonista viene nominato sceriffo: dato che quest’incarico viene assegnato solo per la totale mancanza di altri candidati e non per qualche caratteristica peculiare dello stesso, Harold può benissimo essere definito come “uno sceriffo qualunque”.

 

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